"Se le previsioni attuali sulla crescita demografica si
riveleranno accurate e se le modalità dell'attività umana sul pianeta resteranno
invariate, la scienza e la tecnologia potrebbero non essere in grado di
prevenire il degrado irreversibile dell'ambiente o la condizione costante di
povertà per gran parte del mondo... Alcune modificazioni dell'ambiente possono
produrre danni irreversibili alle capacità della Terra di sostenere la vita.
Il ritmo complessivo della modificazione ambientale è stato senza dubbio
accelerato dalla recente espansione della popolazione umana...
E' in
gioco il futuro del nostro pianeta"

U.S. National Academy of Sciences e Royal Society of London, 1992
"Gli esseri umani e la natura si trovano in rotta di
collisione ... La capacità della Terra di provvedere a quantità crescenti di
persone ha un limite ... e ci stiamo velocemente avvicinando a molti dei limiti
della Terra. Le pressioni derivanti dalla
crescita demografica
incontrollata
avanzano delle pretese sul mondo naturale che possono
sopraffare qualsiasi sforzo di raggiungere un futuro sostenibile ... Non
rimangono che pochi decenni prima che vada perduta l'opportunità di allontanare
le minacce che incombono su di noi e che venga compromessa oltre misura la
prospettiva per l'umanità"
Union of Concerned Scientists, 1992, firmata da 1680 esponenti scientifici di 70 paesi, compresi 104 premi Nobel
---------------------------------------------------------------------------------------------

Gentile navigante…

…grazie per la tua visita. Sei capitato in uno spazio virtuale nato per sensibilizzare ed informare, per testimoniare e denunciare lo stato di degrado dell’ecosistema inteso come insieme di tutte le forme di vita, Homo Sapiens ovviamente incluso. Ma anche per fare delle proposte. I tuoi commenti sono dunque preziosi e benvenuti al fine di dare insieme forma all’econonviolenza. Se vuoi contattarmi, per qualsiasi motivo, puoi usare il seguente indirizzo e-mail: fabargo2004@yahoo.it

lunedì 4 febbraio 2008

DOPO LA FINE DELL’ERA DEGLI IPERMERCATI

VERSO UN NUOVO MODELLO DI AMBIENTE URBANO INTEGRATO E ACCESSIBILE
International Workshop - 6 Febbraio 2008 ore 15, Università di Ferrara - Facoltà di Ingegneria

Mentre la Provincia di Bologna sta per varare un piano che prevede 24 nuovi ipermercati, negli Stati Uniti CNN/Money e Herald Tribune annunciano LA FINE DELL’ERA DEGLI IPERMERCATI. Nel 2007 è stato aperto 1 solo ipermercato periferico in tutti gli Stati Uniti e nel 2008 non ce ne sarà nessuno! Mentre le città italiane rischiano di essere impoverite dall’apertura di una serie di “scatoloni” commerciali circondati da immensi parcheggi, questo modello vecchio di più di 50 anni ha terminato il suo ciclo economico e urbanistico. CNN/Money ha parlato di “Morte di un’icona americana” sostenendo che: “Il centro commerciale periferico sta facendo la fine del Drive-in e dello Stereo-otto. Cosa lo sostituirà?”. L’Herald Tribune ha parlato di “Specie a rischio di estinzione”. La fine dell’era degli ipermercati periferici, degli shopping malls, dei supercenters, è dovuta alla presa di coscienza dell’enorme danno ambientale, sociale ed economico causato da tale strutture:

- gli enormi flussi di traffico generati;
- l’alto tasso d’inquinamento;
- lo spreco di territorio e di risorse necessarie per mantenere in vita enormi aree cementate;
- il parallelo impoverimento delle strutture commerciali diffuse nelle città con il conseguente aumento del tasso di delinquenza legato alla desertificazione delle strade.

Oggi è finalmente possibile affrancarsi dalla schiavitù di un modello basato esclusivamente sul petrolio e sull’automobile. Con il prezzo del greggio che ha raggiunto i 98$ al barile e si avvia a superare i 100$, questa alternativa diventa una priorità politica. Nonostante la propaganda che cerca di diffondere il modello dell’ipermercato come unica possibilità nell’epoca dell’economia globale, è facile riscontrare come, proprio nel mondo globale, gli abitanti delle città più grandi e attraenti- Parigi, New York, San Francisco, Londra, Roma, Madrid - vivono all’interno di quartieri urbani integrati, fanno la spesa quotidianamente in piccoli negozi al dettaglio, in mercati tradizionali o in mini-market che arricchiscono la vita e la sicurezza delle strade e delle piazze. Inoltre l’esperienza americana e il fallimento dei “PETROL-SLUMS” - i sobborghi periferici che dipendono per la loro sopravvivenza dal petrolio - ci dimostra come siamo entrati in una nuova fase di sviluppo in cui molti grandi centri commerciali periferici vengono demoliti e trasformati in nuovi quartieri urbani integrati: Mizner Park in Florida, Mashpee Commons nel Maryland, The Crossing, Eastgate nel Tennessee, Redmonton in California, etc.

ore 15.15
I NUOVI QUARTIERI URBANI AMERICANI
DAGLI SCATOLONI PERIFERICI NASCONO CENTRI INTEGRATI
Gabriele Tagliaventi

ore 16.00
IL COMMERCIO DIFFUSO CHIAVE DELLO SVILUPPO SOSTENIBILE
LAVALUTAZIONE DEL RISCHIO PETROLIO - CASI DI STUDIO
Alessandro Bucci

ore 16.45
PERCHÈ DEMOLIRE UN IPERMERCATO PER GENERARE CITTA' EFFICIENTI E SICURE
CASI DI STUDIO
Donatella Diolaiti

ore 17.30
Dibattito
NUOVE PROSPETTIVE PER LE CITTÀ ITALIANE
Chairman: Alberto Guzzon

3 commenti:

Anonimo ha detto...

Veramente interessante. Fa il paio con questo libro che ho appena letto
http://www.ariannaeditrice.it/vetrina.php?id=11782

Tengo presente tanto più che presto in paese dove vivo si discuterà del nuovo supermercato
complimenti

felis ha detto...

Ottima segnalazione, speriamo porti qualche visitatore in più. :)

Anonimo ha detto...

Nonostante questo continua a imperversare la politica dei supermercati "calamite del traffico". ieri sera assemblea nel mio comune sulla nuova coop, in effetti abbiamo un negozio vecchio e scalcinato, ma il nuovo progetto appare un vero "piccolo non luogo", un mini-mini iper: parcheggio, negozi a fianco, e per addolcire la pillola una ciclabile che chissà come sarà fatta.
Guai poi a dire ai dirigenti Coop che queste strutture sono energivore e non hanno attenzione dell'ambiente, loro mettono i pannelli solari e fanno la differenziata agli Iper, ditelo a Caprotti, non a noi!